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Private banking - Paperoni addio

di Matteo D'Aosta

Ultimo aggiornamento : 18-10-2010 15:30

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L'industria del "private" è cambiata. La crisi ha cancellato i vecchi stereotipi della clientela. E anche il consulente non è più visto come un supereroe: da oggi il private banker è...

Non chiamateli Paperoni. Il private banking è cambiato e deve abbandonare definitivamente i vecchi stereotipi, soprattutto quando si parla di clientela. Secondo la ricerca qualitativa Wealth Society Report, realizzata da GPF per Unicredit Private Banking, la crisi ha cambiato l'atteggiamento di chi possiede grandi patrimoni.

"Nel 2006 il campione di individui era caratterizzato da un’attitudine più edonista e spensierata - ha spiegato Monica Fabris, Presidente GPF, nel corso della presentazione della ricerca - Oggi i clienti private appaiono più riflessivi e consapevoli del proprio ruolo nella società. Il senso di appartenenza a un tutto più grande e il riconoscimento delle responsabilità che derivano dal proprio status di elite è particolarmente diffuso tra gli imprenditori, che riconoscono sempre più il proprio ruolo pubblico”. E, soprattutto, non si attendono più miracoli dalla finanza, ma chiedono investimenti sostenibili.

Oggi i clienti “private” vogliono una consulenza basata sui macro-trend dell’economia, che valuti le tendenze di medio periodo. E questo attraverso investimenti anche di breve periodo, ma mai speculativi. "La possibilità di trasmettere intatto ai figli il proprio patrimonio è la prima preoccupazione" spiega Fabris.

Per questo è cambiata anche l'idea di private banker: "da consulente supereroe si è trasformato in consulente partner" spiega Monica Fabris. Un vero e proprio "Virgilio" della finanza. "Non ci si aspetta più infallibilità o soluzioni miracolistiche, piuttosto una partnership nel controllo del rischio con un rapporto paritetico" chiarisce Fabris "Non ci si pone più in maniera passiva, ma si cerca nel proprio consulente una guida competente con cui mettere in atto una strategia condivisa".

“Quello che emerge - sottolinea Dario Prunotto Amministratore Delegato di UniCredit Private Banking Italia, è un quadro chiaro che conferma le linee guida su cui abbiamo sempre basato la nostra attività: essere focalizzati sugli obiettivi di vita dei nostri clienti e non solo sui loro orizzonti di investimento, capire meglio il loro sistema di riferimento per rispondere in modo adeguato". 
 
Ma chi sono i clienti private oggi? Secondo la ricerca Wealth Society Repor realizzata in Germania, Austria, Polonia e Italia, è possibile identificare tra i "vecchi Papaeroni" ben cinque nuove antropologie "private": il borghese consolidato, il manager metropolitano, il liberale intellettuale, il benestante emergente, il (piccolo e medio) imprenditore, il borghese medio (vedi articolo correlato).



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private banking - Unicredit



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