Presi in esame metodo, tempistica e profilo per il nuovo consiglio, ma nulla è ancora definito. Il presidente Rampl vorrebbe diminuire il numero di consiglieri sotto quota...
Via alle prime analisi sul nuovo consiglio di amministrazione di UniCredit, che sarà eletto entro l’assemblea di bilancio in agenda l’11 maggio prossimo. Il comitato governance riunitosi ieri – senza l’a.d. Ghizzoni, impegnato all’estero - ha iniziato a esaminare il dossier, prendendo in esame metodo, tempistica e profilo per il nuovo consiglio.
Per ora dunque ancora nulla di definito, anche se il presidente di piazza Cordusio, Dieter Rampl, ha già detto che intende ridurre il numero dei consiglieri. Attualmente i componenti del cda sono 23, scesi a 20 dopo le dimissioni di Salvatore Ligresti, Piero Gnudi (diventato ministro al turismo e allo sport del Governo Monti) e Carlo Pesenti, che ha lasciato adeguandosi alla legge relativa all'incompatibilità dei doppi incarichi per banche e assicurazioni (norma che potrebbe pesare anche su Rampl e sul vice presidente Fabrizio Palenzona, entrambi con poltrone in Mediobanca).
In ogni caso per statuto, il numero dei componenti del cda può variare da un minimo di 9 a un massimo di 24 e l'idea del presidente sarebbe quella di alleggerirlo, magari scendendo sotto quota 20. Intanto Rampl, ricorda l’agenzia di stampa Ansa, è chiamato a trovare un punto di equilibrio tra gli azionisti: da una parte il maggior peso dei soci internazionali con il rafforzamento, post aumento, dei fondi Aabar e Capital Reserch, dall'altra la diluizioni delle fondazioni scese attorno al 12% del capitale.
In quest’ottica non è da escludere che nel ridisegnare il board più di un ente, tra quelli piccoli, sia costretto ad un sacrificio. La strada per arrivare ad una sintesi è, comunque, ancora lunga. Nel frattempo UniCredit – che riunirà il cda il prossimo 28 febbraio - ha definito ieri come “totalmente prive di fondamento” le indiscrezioni circa una eventuale cessione di Hvb.
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