Stamane l'atteso intervento del governatore di Bankitalia, sotto i riflettori l'euro-crisi e la manovra economica varata dal governo.
La manovra economica appena varata dal governo, ma anche le nuove regole per la finanza globale.
Sono “Considerazioni finali” particolarmente attese quelle che il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi enuncerà stamattina all’assemblea dei partecipanti al capitale dell’istituto centrale. Perché il numero uno di Palazzo Koch, ormai, non può prescindere dal ruolo sempre più autorevole che via via – nel corso della lunga crisi di questi ultimi tre anni – si è ritagliato come presidente del Financial Stability Forum, poi diventato Board.
L’organismo, d’intesa col Fondo Monetario Internazionale, presenterà a fine giugno al G20 in Canada la sua ricetta di ri-regolamentazione della finanza globale, a cominciare dalla creazione di nuove gabbie normative per i prodotti derivati, credit defaults swaps in testa. Draghi, quindi, parlerà inevitabilmente dell’eurocrisi e della necessità che via sia un eurocoordinamento nelle risposte al dopo-Grecia, per uscire dalla maxitrappola del debito pubblico.
Ma il governatore è atteso anche su temi delicati tutti nazionali. Anzitutto c’è da aspettarsi un primo giudizio sulla manovra economica varata pochi giorni fa dal governo, che pur contemplando alcuni tagli alla spesa pubblica - a scapito quasi esclusivamente dei dipemdenti statali - non introduce però in modo chiaro quell’aumento dell’età pensionabile che il governatore ha indicato più volte come uno dei punti-cardine delle cosiddette riforme strutturali. C’è da attendersi, poi, che Draghi entri con l’indipendenza che caratterizza l’istituzione che guida, nel dibattito sull’imminente varo del federalismo fiscale carissimo alla Lega Nord e sui suoi effetti (e costi) a proposito del divario tra Nord e Sud del Paese, “gap” che il governatore ha più volte stigmatizzato come non ultimo motivo della crescita asfittica dell’economia italiana.
I temi più specificatamente finanziari riguarderanno lo stato di salute delle banche italiane, che - seppure abbiano resistito meglio alla crisi dei concorrenti europei o americani - guardano con comprensibile preoccupazione al varo delle nuove regole di Basilea 3 nel 2012. Draghi, perciò, batterà nuovamente sul tasto di proseguire il rafforzamento patrimoniale anche a costo di sacrificare la politica dei dividendi; mentre rinnoverà l’invito pressante alle banche a ridurre e semplificare i costi dei prodotti finanziari per il consumatore finale, privato e impresa.
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