Non è solo Ennio Doris con Banca Mediolanum a cercare di approfittare del risiko in corso nel mercato del risparmio gestito italiano per mettere le mani su qualche preda come Banca Sara: è di oggi la conferma che, ottenuto il nulla osta da parte della Banca d’Italia, ha perfezionato l’acquisizione del 100% del capitale di Apogeo Consulting Sim dal gruppo Cattolica Assicurazioni per circa 3,2 milioni di euro in contanti.
A fronte di un esborso contenuto il gruppo guidato da Pietro Giuliani mette dunque le mani sul team coordinato da Aldo Messa e specializzato nell’offrire servizi di private banking ad una clientela di profilo elevato.
Sul processo di concentrazione e rimescolamento di partecipazioni e alleanze tra banche, reti e società di gestione rischia tuttavia di incidere, oltre alla volatilità dei mercati che già ha portato in due mesi ad un flusso di disinvestimenti netti pari a 4,7 miliardi di euro, anche l’andamento di alcune variabili macroeconomiche che tuttora mostrano come l’impatto della crisi finanziaria 2008-2009 sia tuttaltro che superato. Secondo gli ultimi numeri diffusi stamane dall’Istat, infatti, continua a calare il reddito disponibile delle famiglie italiane, ridottosi dello 0,2% nei primi tre mesi dell’anno rispetto al precedente trimestre (il calo è del 2,6% rispetto al primo trimestre 2009).
Poiché in parallelo, anche per via degli incentivi varati dal governo, la spesa per consumi è aumentata nello stesso periodo dello 0,5% (-0,7% la variazione annua), a calare è la propensione al risparmio, scesa al 13,4% (lo 0,6% in meno dell’ultimo trimestre 2009, ovvero l’1,6% in meno rispetto ai primi tre mesi dello scorso anno). Insomma: sia che perseguano un modello da “supermercato” come Banca Fideuram o Fineco Bank, sia che prediligano operare su nicchie di mercato come prova a fare Azimut con Apogeo Consulting, che adottino nuovi modelli organizzativi come Banca Sara o restino ancorati a modelli “storici” come Banca Mediolanum, le reti italiane rischiano a doversi contendere una torta sempre più ristretta di capitali.
Se si aggiunge che la maggiore rapidità con cui alcuni gruppi esteri sembrano essere riusciti a superare la crisi potrebbe indurre qualche grande player internazionale a sbarcare sul mercato italiano (o a rafforzare la propria quota)
Se si aggiunge che la maggiore rapidità con cui alcuni gruppi esteri sembrano essere riusciti a superare la crisi potrebbe indurre qualche grande player internazionale a sbarcare sul mercato italiano (o a rafforzare la propria presenza), si capisce come il futuro sembra destinato a veder crescere ulteriormente la concorrenza tra promotori finanziari (oltre che tra consulenti e tra agenti assicurativi). Voi che sensazioni avete al riguardo, si nota già ora una maggiore competitività o il problema riguarda solo una fascia di professionisti, meno dotati di esperienza e relazioni? Come sempre attendiamo i vostri commenti qui
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