28-10-2009 10:17 - Nell’attuale crisi finanziaria molti diversi tipi di istituzioni finanziarie sono fallite o sono state salvate solo da un intervento dello Stato. Grandi conglomerate come Citigroup e Royal Bank of Scotland, banche d’investimento come Bear Stearns e Lehman Brothers, piccole banche retail, senza divisioni di investment banking (ma con servizi di tesoreria) come Northern Rock e la Landesbank Sachsen.
Ma anche banche diversificate, come Fortis e istituti di credito specializzati, quali Hypo Re, enti pubblici, come Fannie Mae e Freddie Mac, l’assicuratore più grande d'America, AIG. Lo ricorda oggi un articolo del Financial Times che sottolinea come “i contribuenti pagheranno il conto per una generazione”.
Tutte queste imprese hanno dato esempio di un management arrogante e, in quasi tutti, il fallimento è stato il risultato delle perdite in attività che erano periferiche al loro “core business. Sotto ogni altro aspetto questi soggetti avevano poco in comune, la varietà delle istituzioni è andata di pari passo con la varietà delle autorità di regolamentazione.
L'elenco degli enti pubblici di controllo che non sono stati in grado di fare il loro mestiere è molto più lungo dell’elenco delle istituzioni in crisi. Per questo, conclude l’articolo, bisognerebbe sempre ricordarsi che il concetto di “troppo grande per fallire” è troppo stupido per essere preso sul serio e che lo scopo principale di una norma è la tutela dell’interesse pubblico, non la promozione dell’interesse di un settore, in questo caso quello dei servizi finanziari. (l.s.) |