17-03-2010 16:32 - Quanto può valere la liquidazione di un banchiere come Alessandro Profumo, sul cui capo in questi giorni sembrava addensarsi l’irritazione della Fondazioni bancarie socie di UniCredit, solo in parte placata dal ritorno al dividendo (per quanto di soli 3 centesimi per azione ordinaria e 4,5 centesimi per titolo di risparmio) e dal rinvio al 13 aprile prossimo (a elezioni regionali svolte) della discussione in merito al varo del “bancone”?
In borsa girava in questi giorni una cifra, attorno ai 20 milioni di euro. Ma la cifra appare sottodimensionata alla storia dell’uomo, con un passato al Credito Lariano, in McKinsey, Bain e Ras, entrato nel Credito Italiano nell’ormai lontano 1994 con la carica di condirettore generale e da lì salito rapidamente ai vertici (direttore generale nel 1995, amministratore delegato nel 1997, carica riconfermata nel 1998 con la nascita del gruppo UniCredit).
Nonché ai suoi attuali emolumenti: se è vero che nel 2008 Profumo ha rinunciato a 5,5 milioni di euro “accontentandosi” di soli 3,5 milioni, è anche vero che ancora nel 2007 ha sfiorato i 9,5 milioni di compenso.
Difficile credere che con un simile “cursus honorum” un banchiere della sua razza possa accontentarsi, nell’eventualità di una sua uscita di scena, dell’equivalente di poco più di due annualità “piene”.
Tanto più che solo due anni or sono il più giovane Matteo Arpe ha intascato 50 milioni di euro per un quinquennio ai vertici di Capitalia. (l.s.) |