01-04-2010 13:31 - Chi più ha bisogno di previdenza complementare, meno la usa, almeno in Italia. A queste conclusioni giunge uno studio del centro studi Carefin Bocconi secondo il quale a inizio 2010 il rapporto tra pensione e ultima retribuzione è diminuito ancora, ma pochi lo sanno e se ne preoccupa solo chi è già relativamente privilegiato.
A fine dicembre 2009 gli iscritti a forme pensionistiche complementari ammontavano a oltre 5 milioni con un incremento, su base annua e al netto delle uscite, del 4,7%, in frenata rispetto al 2008.
Eppure il rendimento medio aggregato delle forme pensionistiche complementari nel 2009 è stato dell’8,5%per i fondi negoziali i e dell’11% per i fondi aperti. Per i piani individuali il rendimento è stato del 16,5%. Nello stesso periodo, il tasso di rivalutazione del Tfr si è attestato al 2%.
Numeri che da soli dovrebbero valere una corsa alla previdenza complementare, ma non è così: tra gli aspetti critici segnalati dal Carefin, la scarsa attenzione alla fase di erogazione delle rendite, l’asimmetria tra i lavoratori privati e quelli pubblici (“di fatto esclusi dai fondi pensione collettivi”) e il rischio “che a fare ricorso alle pensioni private siano soprattutto i lavoratori più ricchi e più tutelati”.
“Se la recente crisi finanziaria, da un lato, ha messo in evidenza un significativo declino nella fiducia degli investitori verso gli strumenti finanziari, dall’altro ha mostrato una maggiore tenuta del sistema italiano della previdenza complementare rispetto a quello di altri paesi e rispetto ad altri investimenti pensionistici” commentano gli studiosi, sottolineando come “la protezione degli aderenti ai fondi pensione non passa solo attraverso l’accumulazione efficiente del risparmio ma anche attraverso un migliore disegno delle erogazioni vitalizie che il sistema deve garantire ai futuri pensionati”.
Anche per questo gli esperti della Bocconi sostengono che “è venuto il momento di spostare l’attenzione dalla fase di accumulo delle risorse a quella di erogazione delle rendite, ad esempio introducendo maggiori vantaggi fiscali per chi sceglie di percepire una rendita rispetto a chi opta per la liquidazione dell’intero capitale”. (l.s.) |